Case insolite colorate come i sogni, archi e scale esterne rampanti. Un grandioso esempio di architettura che è raro incontrare in altri luoghi del Mediterraneo, rimasta sempre uguale a se stessa, nei vari secoli. Un’edilizia semplice e solare, case accostate l’una all’altra senza uno schema preciso, scavate nel tufo al quale sono appoggiate, dove i colori della calce vivono della luce e dei riflessi del mare. Un quadro scenografico quanto mai suggestivo: il rosa, il celeste, il giallo, gli accostamenti a dir poco arditi ma piacevoli sono una nota caratteristica dell’architettura locale.
Stiamo parlando di Procida, l’isola più piccola del Golfo di Napoli. Merito dei procidani che hanno avuto, da sempre, un senso innato del colore, che si ritrova anche nelle loro barche, per un’antica vocazione di gente di mare.
Si, gente che sin dall’antichità ha legato la propria attività al mare. Già nel Trecento, alla Marina Grande, operavano due costruttori navali; nel Seicento l’isola disponeva di due porti; nel Settecento i procidani, a bordo delle loro navi, si spingevano fino in Oriente e nelle Americhe.
Un’isola dove scrittori e romanzieri, ma anche registi e sceneggiatori hanno ambientato le loro opere letterarie o i loro film.
Mi viene da pensare a Il Postino, il film che ha decretato il successo mondiale dell’ultima favola di Massimo Troisi, vicenda tratta dal romanzo breve Il postino di Neruda dello scrittore cileno Antonio Skarmeta: girato nel 1994, il Cile descritto nel libro diventa nel film un’isola al largo di Napoli, negli anni ’50. Una commedia tenera e malinconica nella quale l’isola ha il ruolo di orizzonte poetico e narrativo attraverso le sue suggestive location: il bar (Vino e Cucina, nella foto) di Beatrice Russo (Maria Grazia Cucinotta) nella colorata e struggente baia di Corricella, l’ufficio postale (nella foto), la via della processione della Madonna, la spiaggia del Pozzo Vecchio. Oggi sono cambiati colori ed ambientazioni, ma il fascino è intatto e la bellezza naturale dei luoghi è pura poesia.

Se andiamo indietro, nell’Ottocento, troviamo il poeta francese Alphonse De Lamartine, che, nel romanzo autobiografico Graziella, racconta la storia di un amore nato sull’isola, tra questa giovane fanciulla procidana, figlia di pescatori, solare, mediterranea, semplice e molto bella e il protagonista (lo stesso poeta), trovatosi lì nel suo Grand Tour in Italia. Nel romanzo vengono descritti molti particolari dell’isola, persino la casa di Graziella. Da questa storia romantica è stato tratto uno sceneggiato televisivo nel 1961. Oggi, ispirata al romanzo, a Procida sorge una casa-museo, testimone della vita di un tempo.
E ancora, Elsa Morante che, nel 1957, pubblicò uno dei suoi romanzi più belli, L’Isola di Arturo, ambientato proprio qui, tra case dipinte e barche vivaci. Una storia che vede protagonista un ragazzo, Arturo, che scopre, quasi involontariamente, il mistero della vita e dell’amore, in un’atmosfera un po’ magica e un po’ torbida. La scrittrice descrive, minuziosamente, diversi luoghi di Procida, soffermandosi in una descrizione molto bella ed emozionante della spiaggia delle grotte. E poi, il mare, le case, le botteghe del porto, la Casa dei guaglioni, il penitenziario, personaggi di un mondo appartenente a quel neorealismo letterario del dopoguerra che racconta cose reali, non fiabe.
Persino Giovanni Boccaccio nel Decameron scelse un giovane procidano come protagonista di una delle sue novelle, tale Gian da Procida, nipote di Giovanni: una storia realmente accaduta, un amore tormentato tra Gian e Restituta, giovane ischitana, per la quale Gian, innamorato pazzo, non esitava, nottetempo, a percorrere a nuoto il tratto di mare tra le due isole “per poter vedere, se altro non potesse, almeno le mura della sua casa”. Siamo nel Duecento.
Uomini di cultura di ogni epoca e di ogni stile hanno celebrato Procida, in ogni tempo. L’isola ispira è, appunto, uno dei temi del dossier che l’ha designata Capitale italiana della Cultura 2022, qualche settimana fa.
“La cultura non isola” è, infatti, il claim suggestivo del dossier di candidatura che segue cinque linee direttrici altrettanto affascinanti: Procida inventa, ispira, include, innova, impara! Con la seguente motivazione, la giuria l’ha proclamata vincitrice: “Il contesto dei sostegni locali e regionali pubblici e privati è ben strutturato. La dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo è straordinaria. La dimensione laboratoriale che comprende aspetti sociali di diffusione tecnologica è importante per tutte le isole tirreniche, ma è rilevante per tutte le realtà delle piccole isole mediterranee. Il progetto potrebbe determinare, grazie alla combinazione di questi fattori, un’autentica discontinuità nel territorio e rappresentare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del Paese.
Il progetto è inoltre capace di trasmettere un messaggio poetico, una visione della cultura che dalla piccola realtà dell’isola si estende come un augurio per tutti noi, al Paese nei mesi che ci attendono”. È la prima volta di un’isola. Creata nel 2014, la competizione ha premiato i questi anni Mantova nel 2016, Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018 e Parma nel 2020 e nel 2021, per effetto della pandemia. Procida si è impegnata molto per raggiungere il prestigioso traguardo. Ci arriva con 44 progetti culturali,
330 giorni di programmazione, 240 artisti, 40 opere originali, 8 spazi culturali rigenerati.
L’isola sa offrire molto ai suoi visitatori, è molto ospitale e genuina, appartata quasi volontariamente, riservata ed austera, difende con tenacia le sue bellezze e le sue meravigliose architetture e conserva ancora un’identità propria, anche se riesce ad aprirsi spontaneamente al mondo. Al turista che arriva a Marina Grande col traghetto o l’aliscafo, oltre alla sequenza di casette color pastello, Procida riserva accoglienza, rispetto e amore, ma esige altrettanto, per preservare quei luoghi magici, antichi, per continuare a raccontare storie che solo una piccola isola come questa riesce a scrivere.
In quasi 4 chilometri quadrati e 14 chilometri di coste che seguono i contorni dei quattro crateri vulcanici emersi dal fondo del mare, racchiude uno scrigno di autenticità paesaggistiche quasi inaspettato, un patrimonio storico, naturalistico, turistico, oasi di incontaminata bellezza. Passeggiare tra le viuzze profumate di mare e di limoni o sul molo dei pescatori di Marina di Corricella (nelle foto), tra le lenzuola sui fili di balconi colorati che si baciano, significa respirare l’anima antica di Procida e diventare protagonisti di un’incantevole messinscena teatrale, con un quadro scenografico quanto mai originale e coinvolgente. Un’architettura spontanea, che rispetta le esigenze di chi la abita, i pescatori, e la situazione orografica ambientale. Una curiosità: anche il nome dato a Corricella è di origine greca, “coros calos” che significa “contrada bella”. E anche la parte superiore di Corricella, panoramica, è chiamata “callìa”, cioè “bellezza” in greco. Bellezza incomparabile, aggiungo io.
Prova a salire sulla collina di Terra Murata, 90 metri sul livello del mare, un baluardo che fino al XVII secolo fu il solo centro abitato dell’isola, protetto contro le incursioni dei pirati saraceni da una corte muraria possente, un tutt’uno con gli strapiombi di tufo, e ti ritrovi tra le case medievali che si addensano intorno al Castello Aragonese e intorno all’Abbazia di San Michele, sulla parte alta dell’isola: da lì si apre un orizzonte di spettacolo, di natura e di paesaggio meravigliosi, dal Golfo di Napoli ai Campi Flegrei, a Ischia, al villaggio variopinto di Marina di Corricella.
Se sei in cerca di silenzio e relax, cammina nella natura e portati nel luogo più a levante, a Punta Solchiaro, il primo luogo dell’isola a ricevere i raggi del sole che nasce: una passeggiata meravigliosa con vista. Gli amanti del mare tireranno dritti verso Marina di Chiaolella, antico cratere vulcanico, ora approdo di pescatori e acque limpidissime, o sulla spiaggia del Pozzo Vecchio, la “spiaggia del Postino”, visto che ha ospitato il primo innamoramento tra Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) e Beatrice. Spiaggia caratterizzata da contrasti unici tra l’azzurro del mare e la sabbia vulcanica. E poi, ancora, Punta dei Monaci, dove sorge la chiesa domenicana di Santa Margherita, o il Belvedere di Centane a picco sul mare.
Da non perdere l’isolotto di Vivara, piccolo e selvaggio, una mezzaluna di tre chilometri, collegato a Procida da un ponte pedonale, gioiello naturalistico inestimabile, rifugio di un’incredibile quantità di uccelli, ma anche Area Marina Protetta, assieme a Ischia e a Procida, che porta gli amanti delle immersioni ad esplorare una grande colonia di delfini e ad ammirare interessanti reperti archeologici sui fondali.
“Vorrei possedere una casetta sul mare di Procida, che ci stessimo senza urtarci, i pochi libri che amo, il mio tabacco, i miei pensieri e io. Vedrei gli ulivi inargentarsi e fremere; vedrei i raggi del sole quando sta per tuffarsi; vedrei i palpiti dell’acqua riflettersi sul muro, con il curioso effetto di farlo respirare: ma soprattutto vedrei il tempo e il silenzio come se fossero persone, uomini, amici”. Sono le parole di Giuseppe Marotta il celebre, indimenticato autore dell’Oro di Napoli.
Le isole “napoletane” della Campania sono da sempre luoghi dello spirito, resi mitici da un’infinita descrizione, letteraria, cinematografica, pittorica e fotografica. Procida ne è diventata la capitale… e vi aspetta.
Andrea Di Bella
