Contesti Turistici
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Fast Travel? No, grazie! Ritorno alle origini del viaggiare per un progetto di sviluppo turistico duraturo, sostenibile e consapevole.
di Paola Tournour-Viron
Non è vero che il turismo slow è una tendenza in fase di emersione. O meglio: è più corretto affermare che si tratta di una modalità di consumo del viaggio in fase di ri-emersione. Perché in fondo, quelli che oggi vengono individuati come nuovi trend della domanda turistica, in realtà – nel pieno rispetto della legge che regola i corsi e ricorsi storici – non sono altro che lo specchio del modo più atavico di concepire il viaggio. Che è prima di tutto una necessità di arricchimento e trasformazione della nostra anima, e del nostro ‘sentire’ più profondo.
Cinzia Galletto, giornalista specializzata in turismo, spiega tutto questo nel suo nuovo libro “Prospettive di viaggio nella geografia dell’invisibile”, partendo dall’analisi delle motivazioni che già migliaia di anni fa hanno indotto l’uomo ad esplorare l’altrove. E procede motivando il successo dell’ecoturismo, per arrivare a una chiusura fitta di soluzioni che aiutino il viaggiatore a vivere una vacanza realmente appagante. Tutto questo guardando al passato più remoto e trascurando invece quello a noi più prossimo – ma in rapido decadimento – in cui a farla da padrone è stato il consumo rapido, sfrenato e ‘inconsapevole’ del viaggio. Un capitolo, quest’ultimo, cui il turista stesso sta mettendo fine, per avviarsi alla scoperta di quella geografia dell’invisibile raccontata nel libro e nell’intervista che Cinzia Galletto ci ha rilasciato.
Nella tua ricerca per questo lavoro, qual è l’aspetto mitologico del viaggio che maggiormente ti ha colpito e che può ancora adattarsi alla realtà attuale? I breve: quali sono – se ci sono- i valori del viaggio rimarcati nella letteratura mitologica che ancora oggi sono riscontrabili?
Nel Viaggio di Gilgamesh (trascritta intorno al 2900 a.C.) ad esempio, così come nell’Odissea d’Omero, l’eroe “dal cuore inquieto”, intraprende lunghi viaggi pieni di pericoli e difficoltà da affrontare. Entrambi gli eroi durante il viaggio vissuto come prova vengono privati dei loro seguiti, dei loro compagni affezionati e anche delle loro energie. Il loro viaggio li conduce sino ai confini del mondo destinato agli uomini e anche oltre: nella terra della morte e dell’immortalità. Al ritorno, stanchi e provati avranno raggiunto una saggezza interiore data dall’accettazione della loro condizione di esseri umani. Ogni viaggio se intrapreso come una prova, anche oggi ci porta a vagare dentro i meandri della nostra interiorità. In viaggio sperimentiamo dei “noi stessi” diversi ci mettiamo alla prova affrontando luoghi diversi e persone diverse. E’ proprio da questo incontro con “l’altro” che possiamo trarre nuovo “materiale” di noi, ritrovare una nostra dimensione che se non sarà quella dell’immortalità come capita nel mito, di sicuro però ci conduce ad una saggezza interiore e una consapevolezza e percezione diversa del nostro essere “nel mondo” e “del mondo”.
Perché nel tuo excursus attraverso la storia, il mito e le motivazioni del viaggio hai deciso di aggiungere una sezione dedicata all’ecoturismo? In cosa reputi che si differenzi dalle altre forme di viaggio e perché pensi che meriti un discorso a parte?
L’ecoturismo merita senza dubbio un discorso a parte perché è un modo di viaggiare che rispetta la natura e che grazie al rallentamento dei tempi e all’utilizzo di mezzi di trasporto locali dà la possibilità di vivere il viaggio in piena armonia con lo spazio che ci circonda e con il paese che ci ospita. Gli amanti dell’ecoturismo ricercano luoghi incontaminati, paradisi naturali ancora superstiti. Possono dedicare intere giornate al bird watching oppure passare ore perdendosi nell’osservare paesaggi suggestivi dove la natura non è stata ancora piegata alle leggi imposte dalla logica umana, ma di certo gli ecoturisti rappresentano una risorsa per il pianeta in controtendenza a diverse altre forme di turismo che tendono invece a depredare le risorse ambientali fino a mettere in serio rischio il luogo ospite. L’ambientalista si sposta con mezzi eco-compatibili: a piedi, in mountain bike, in canoa, o più semplicemente tramite consueti mezzi pubblici come treno e autobus; l’importante è che l’impatto ambientale sia minimo, o meglio inesistente.
Il viaggio come trasformazione interiore e percezione del sé è argomento già ampiamente declinato e dibattuto. Tu però prometti ai lettori di trovare nelle pagine del tuo libro “un originale spunto di riflessione”. A cosa alludi esattamente?
Sì, nel libro parlo di trasformazione legata al viaggio ma da un punto di vista particolare infatti per me si tratta di un “viaggio alchemico”. Il viaggio alchemico ovvero un viaggio che può arrivare a trasformarci proprio come succede a chi va della “ricerca della pietra filosofale”. Un percorso a tappe nella materia che corrisponde, per la legge dell’analogia, ad un tragitto interiore di profonda trasformazione animica. Così come un alchimista, il viaggiatore consapevole sa che il viaggio che sta per intraprendere gli farà scoprire lati nuovi di sé. Unendo e separando da sé cose e persone affronterà in più fasi un cambiamento, una trasformazione interiore ed esteriore e come in uno specchio ad ogni passo nel mondo corrisponderà un passo nel suo universo interiore. Proprio come fanno gli alchimisti che cercando la pietra filosofale attraverso gli elementi arrivano a trasformare se stessi, alla ricerca della perfezione interiore. Gli elementi terra, acqua, fuoco e aria possono identificare anche tipi di viaggi e di vacanze e nel libro faccio degli esempi di viaggi da me vissuti che mi hanno dato modo di identificare luoghi diversi per ciascuna energia ed elemento. Così un tempio dedicato alla coscienza universale in India (Ochira Temple) diventa il viaggio legato all’aria, l’ingresso al tempio ipogeo Hal Saflieni di Malta è quello di terra , il pellegrinaggio del Kumbh Mela all’acqua e la salita sul monte Sinai all’alba quello dedicato al fuoco.
L’AUTRICE

CINZIA GALLETTO
Giornalista di stampa turistica, collabora con riviste di turismo e benessere. E’ autrice di diversi libri editi da Touring Club e Mondadori riguardanti le tematiche turistiche nei diversi aspetti sociologici, antropologici e semiotici. E’ titolare della Blu Communication la prima società torinese per la comunicazione integrata del turismo termale e del benessere. Crea nel 2012 www.turismodelbenessere.it portale dedicato alle vacanze e alle destinazioni più esclusive fra Spa, Terme e centri Benessere.
Si definisce Giornalista, comunicatrice per natura / viaggiatrice e fotografa per passione.
“Prospettive di viaggio nella geografia dell’invisibile”, Edizioni Accademia Vis Vitalis, 17,00 euro.
Il food italiano cresce all’estero
dal Sole 24 ore venerdì 3 maggio 2013 di Emanuele Scarci
L’export di agroalimentare non tradisce mai. Anche adesso che il made in Italy manifesta segnali di stanchezza. Oggi un prodotto alimentare su cinque finisce sui mercati esteri. Nel 2012 i mercati internazionali hanno divorato agroalimentare italiano per 25 miliardi (+7% sul 2011) contro i 19 miliardi di import. Ma lo slancio non si è esaurito: nel primo bimestre del 2013 l’export è cresciuto ancora, secondo il Centro studi Federalimentare del 6,5% contribuendo in misura determinate a trascinare la produzione industriale del 4,7%. Che l’anno scorso si è attestata a 130 miliardi.
«Con i consumi italiani in retromarcia – osserva Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare – l’export rappresenta un’importante valvole di sfogo e di redditività. E ci sono ancora margini per crescere». Nel 2012 l’incidenza dell’export sul fatturato totale ha sfiorato il 20%. La più alta di sempre, ma inferiore a quella di Germania, Francia e Spagna la cui quota oscilla tra il 22% e il 29%.
Sul mercato domestico invece prevale l’erosione dei consumi, anche se si è lontani dal crollo degli altri settori industriali: in 5 anni la crisi ha tagliato 20 miliardi di spesa alimentare e nel 2011-2012 il calo degli occupati è stato di 5mila addetti. «Finora – sottolinea Ferrua – le imprese hanno gestito questa situazione con il freno tirato sul turnover e, per fortuna, non abbiamo grandi imprese con impegnativi processi di ristrutturazione e Cig. Tuttavia non siamo certi che in futuro la situazione non possa cambiare: già oggi sono scese dal 58 al 45% le aziende che effettueranno investimenti nel prossimo biennio, non solo per sfiducia ma anche perché l’accesso al credito è diventato più difficile».
Ma dove cresce il made in Italy? Meno nella vecchia Europa e di più in Nord America e nei mercati emergenti. L’anno scorso nella Ue il made in Italy ha messo a segno un +4,9%, e negli Usa il balzo è stato dell’8,9%; nei paesi emergenti le performance sono volate (ma su valori assoluti contenuti): negli Emirati Arabi Uniti (+42,4%), in Thailandia (+42,3%), in Messico (+35,6%) e in Arabia Saudita (+30,5%). Un passo dietro Corea del Sud (+22,2%), Cina (+18,3%) e Russia (+17%). Quanto alla merceologia, il vino è diventato il vero driver del made in Italy, accanto al quale si collocano altri prodotti della dieta mediterranea: pasta, verdura e frutta. E altri ancora dello stile italiano: formaggi (il Grana padano è il più venduto nel mondo), dolciari, salumi e caffè. Nel 2012 su un valore della produzione di vino di 9 miliardi ne sono stati esportati 4,8 miliardi, oltre la metà. Che rappresentano il 20% dell’export agroalimentare, seguito dal 12% di vegetali e frutta, dal 12% di dolciari, dal 10% di lattiero-caseario, dal 9% di pasta. Paradossalmente riusciamo a esportare in Nord Europa anche la birra italiana (gli inglesi ne bevono il 60%): al di là delle Alpi ne vanno oltre due milioni di ettolitri, oltre il 16% della produzione. «Aiuta molto – sostiene Alberto Frausin, presidente di AssoBirra (quest’anno il significativo esordio a Vinitaly) – la diffusione del cibo italiano nel mondo e si porta dietro anche la nostra cultura della birra. Un business che all’erario fornisce 4 miliardi di entrate e assorbe dall’agricoltura tutta la materia prima disponibile». Ma ora anche i 445 microbirrifici rendono più “italiano” questo prodotto.
Breve report tavola rotonda
Uno dei dati interessanti emersi dalla ricerca di Contesti Turistici “L’enogastronomia un plus per la vacanza” – spiega Paola Matrisciano – è che il 59,1% degli intervistati, quando sceglie il luogo della vacanza/viaggio, si informa sui piatti e sui prodotti enogastronomici del luogo visitato, senza distinzione di età, sesso, livello di istruzione e provenienza geografica. Altrettanto interessante è che l’enogastronomia compare al secondo posto, dopo la cultura, come elemento di attrattiva di una località”.
