Come cambiare per non morire. Spunti a caldo per le agenzie di viaggio

Gli esperti (economisti, sociologi, antropologi, psicologi ecc) dicono giustamente che il coronavirus  sta cambiando e  cambierà i nostri stili di vita personali e sul lavoro.  Abbiamo assistito allo svuotamento progressivo dei luoghi di ritrovo pubblici, al rallentamento di attività di centri commerciali e negozi, all’annullamento dei viaggi, a un declino della mobilità in generale, e anche  ad alcuni comportamenti irresponsabili come l’accaparramento selvaggio di qualsiasi prodotto.

Di conseguenza c’è un proliferare di smart working, di spese a domicilio, di didattica a distanza, di proposte culturali sui social e tantissimo altro.  A pensarci bene, potrebbe anche essere un’opportunità per sviluppare modelli nuovi e più efficaci. Se pensiamo che, anche in passato, i cambiamenti più profondi sono derivati spesso da situazioni drammatiche, potremmo anche beneficiare della grave situazione per elaborare soluzioni rivoluzionarie a beneficio di tutti.
Allora, l’errore da non fare è di procedere esattamente come prima. Considerazione che vale per i singoli, ma anche per le imprese.

Senza dubbio il coronavirus sta facendo venire a galla cosa  e chi funziona, cosa e chi  no,  cosa e chi finge di funzionare. Sta emergendo in maniera dirompente l’estrema fragilità delle persone e del mondo delle imprese. Ebbene, per il futuro, si avrà bisogno di ripensare quale direzione prendere.  Adesso è il momento di decidere cosa conservare e cosa scartare. Perché una cosa è certa: tutto può cambiare rapidamente, senza controllo, senza preavviso e coinvolgendo il pianeta.

Quando muta il contesto in cui le persone vivono, quale deve essere il ruolo degli imprenditori? E quale sarà la partita dei piccoli? La prima risposta che viene in mente è che si dovranno apportare dei cambiamenti e cercare di reiventarsi.

Concentriamoci sulle agenzie di viaggi.

Nonostante il proliferare di appelli e discussioni sulla necessità di prepararsi meglio per fronteggiare i cambiamenti, oggi emerge l’impreparazione di fronte a una nuova crisi e – di conseguenza- di una profonda fragilità. Fragilità dovuta a molti fattori: la mancanza di una cultura finanziaria, economica, di governance e via discorrendo.

Moltissime imprese moriranno ma la colpa è solo del coronovirus? Oppure è dovuta all’incapacità di approntare un piano di investimenti adeguato, a mantenere un buon equilibrio monetario tra entrate e uscite? A non essere in grado di leggere lo scenario e quindi di applicare strategie adeguate?  

La nuova normalità equivale alla capacità di cambiare continuamente. Per uscire da qualsiasi crisi, bisogna accrescere la propria competitività. Il Covid19 ha evidenziato che la forza della globalizzazione pone nuove sfide.  

Da dove si può cominciare? Innanzitutto non solo preoccuparsi di tagliare i costi e quindi agire sul prezzo, ma partendo dall’intercettare i segnali, i nuovi trend per capire quali competenze sviluppare. L’obiettivo deve essere quello di conquistare “quote di opportunità” del futuro più che quote del mercato attuale.

Le domande che le agenzie di viaggi dovrebbero porsi.

Quali percentuali di opportunità future potremmo aggiudicarci, sfruttando le nostre reali competenze? Quali nuove competenze potremmo sviluppare? Un’idea potrebbe essere quella di non pensarsi solo come intermediari di servizi turistici. Iniziare, invece, a comportarsi come dei  produttori. Dei micro tour operator, attingendo servizi singoli da portali, da altri t.o. e mettendoli insieme creando un prodotto ad hoc.  

Non rispondere semplicemente al mercato, ma anticipare. Non sarebbe utile in questo momento osservare, ascoltare, cogliere i cambiamenti di comportamento che stanno emergendo?  
Costruire prodotti che mettano al centro l’ambiente, l’etica, la cura della persona, la meditazione, questo potrebbe essere già un buon inizio.  

a cura di Melania Cammisa