Andate a «quel paese». Colobraro e il mito del borgo che porta sfortuna «scoperto» da Ernesto de Martino
di Antonio Castaldo Liberi Tutti Corriere della Sera
In Basilicata c’è un paese che è meglio non nominare. Si chiama Colobraro e dicono porti sfortuna. Quasi tutti lo raggiungono dalla costa, scalando un ripido versante di roccia, deserto e inospitale, cinto dal corso serpeggiante del Sinni. Il paese però è dall’altra parte, srotolato sul dorso della montagna tra piccole piazze e casette appese ai vicoli come trecce di peperoni. La prima volta che Ernesto de Martino vi mise piede evidentemente imboccò la strada sbagliata. Il borgo gli apparve cupo e inquietante. E la descrizione che ne fece consolidò la fama che già aleggiava sul piccolo comune della provincia di Matera. Da allora, e per tutti i lucani in patria o all’estero, è semplicemente «Quel paese».
De Martino in Lucania cercava una versione domestica di quel «Mondo magico» descritto dagli esploratori delle terre selvagge, all’altro capo del mondo. «Non è difficile aprire la nostra coscienza alla comprensione del magismo», scriveva l’antropologo. E con questo spirito raggiunse I più remoti villaggi dell’ entroterra lucano Inseguendo stregoni e maghe, le cosiddette maciare. Per due volte attraversò vallate e scalò montagne, da Potenza a Matera e ritorno. E alla fine riportò a Roma un’antologia di riti, credenze e formule magiche, le cosiddette «fascinazioni», che condensò in uno dei suoi libri più celebri, «Sud e magia».
Il Mezzogiorno mitologico
L’eco di quel lavoro risuonò per decine di anni, perché apriva uno squarcio su cos’era all’epoca il Mezzogiorno. Ed è arrivato fino a nostri giorni, non più come atto di denuncia, ma nelle vesti colorate della mitologia rurale, da disseppellire e mettere in mostra. Oggi il viaggio di de Martino nella ritualità contadina ispira un’intera stagione di eventi popolari. La <<Lucania magica>> richiama turisti e ripopola le piazze di piccoli e deliziosi borghi isolati tra le montagne. Ad Albano di Lucania, il paese del celebre e temuto mago «ZÌ Peppe», vanno in scena le Notti della Magia. Tricarico, in provincia di Matera, ospita un raduno delle maschere antropologiche. Mentre nel piccolo centro di Rapone, nel potentino, ogni anno per strada vengono inscenate antiche fiabe popolari. persino nel nostro villaggio dal toponimo che incute terrore, alla jettatura è stato dedicato un festival.
Il racconto di de Martino
«Arriviamo all’imbrunire. Il paese è completamente vuoto, non c’è nessuno, pare un paese di morti. Tutte le imposte chiuse, nessuna luce (…). Vedo nel riquadro del finestrino della macchina un viso pallido, con le sopracciglia molto forti, quello che nel Mezzogiorno è considerato il tipo classico dello iettatore». Il racconto risale al 1957, de Martino era stato invitato a un congresso di parapsicologia, e dopo aver elencato alcune esperienze al limite del «Soprannaturale», si dilunga sulla tappa a Colobraro. In «quel paese» avrebbero dovuto intervistare uno zampognaro: «”Scusi, lei chi è?», domandò lo studioso. <<lo sono il sindaco. Dico: Va bene, ma mi faccia il favore, mi dica: lo zampognaro che io desideravo?» <<Lo zampognaro è morto>>. <<Come è morto?>>. <<Sì, è morto lo zampognaro, morto mentre voi salivate. Gli è successa una disgrazia. E’ precipitato da un camion ed è rimasto travolto>>.
La troupe etnografica, composta da fotografi, operatori della Rai, con il musicologo Carpitella e i suoi registratori antidiluviani, resta in paese per assistere ai riti funebri. Ma nell’attesa un ricercatore cade dalle scale e si frattura una gamba, a un altro viene un febbrone apparentemente inspiegabile a un terzo prendono fuoco i fiammiferi tenuti in tasca mentre è alla guida dell’auto, che per giunta poi subisce un grave incidente. «Questa è l’esperienza mia personale, e da questo non ricavo nessuna illazione». Con << l’antropologo, forse con una certa ironia alla <<non è vero ma ci credo>>. Intanto però il suo resoconto fa il giro della Lucania, sommandosi ad altre storie più o meno favolose, a cominciare dal fastoso lampadario della prefettura di Matera crollato improvvisamente quando, nella sala, uno sventurato pronunciò quel nome: Colobraro.
Uno spettacolo itinerante
Comunque siano andati i fatti, la storiella del paesino con la patente jettatoria fa presa ancora oggi, su molta gente. Ed è per questo motivo che 7 anni fa un sindaco più gioviale di quello incontrato da de Martino ha imbastito un programma che culmina in uno spettacolo itinerante. È una specie di commedia all’aperto, messa in scena nelle vie del paese, e ripetuta per 10 serate due volte la settimana. L’anno scorso ha richiamato oltre ventimila turisti.
« Quest’anno speriamo di fare meglio», spiega Andrea Bernardo, il primo cittadino. Ad agosto si ricomincia, ogni martedì e venerdì del mese. Il titolo è sempre lo stesso: <<Sogno di una notte a… Quel Paese>>.
Perché naturalmente quel nome non si può dire. Ma tanto ormai lo conoscete, è Colobraro.
