La diversità: un valore da difendere
In un articolo su D- La Repubblica, Annie Zaidi, scrittrice, giornalista e poetessa indiana, denuncia che nel suo paese i ristoranti classici, nella maggior parte dei casi, propongono menù simili – “fatti con la carta carbone” – pensati solo per compiacere i gusti della borghesia indiana. E, quindi, la tipicità della loro cucina sta diventando man mano invisibile.
Particolarmente i viaggiatori di passaggio non hanno il tempo di cercarsi ristoranti tradizionali e sono costretti a consumare i pasti negli alberghi, che operano secondo i principi della standardizzazione. E le persone finiscono per ordinare ovunque le stesse cose.
<<Il cibo, come la lingua, ha dialetti e accenti che cambiano a seconda delle zone geografiche >>. Il rammarico di Zaidi è che <<tanta nostra diversità comincia a scomparire>>.
Allora la diversità nell’esperienza turistica, come in quella enogastronomica è un punto di forza?
Lo è, se è qualcosa di collegato alle origini geografiche e alle località territoriali, alle origini storiche, folkloriche e alle tradizioni. Ma non basta, è necessario spingersi di più. Occorre apportare delle varianti sul tema. Questo vale per un piatto, un itinerario, un viaggio. Oggi più che mai, nell’era della globalizzazione predomina l’elogio della diversità e si affermano con forza i valori dello specifico locale. In contrapposizione all’antichità, in cui c’era la necessità di costruire un modello di consumo universale.
La cucina è anche memoria di un luogo, in qualche caso inconfondibile. I profumi dei cibi innescano ricordi olfattivi e profondi legami con la città in cui li sentiamo. Napoli, per esempio, in molti suscita, attraverso l’olfatto, la voglia di pomodoro (pizza o pasta), di quel “o rraù”, descritto nel libro di ricette di Eduardo De Filippo, il richiamo per Catania sono gli effluvi di quelle antiche friggitorie che sfornano sfincioni e frittelle, dove ancora si sente il sapore dello strutto arrivare alle narici. E per mantenere vivo il ricordo di un luogo, di una città di una zona ci procuriamo le ricette dei piatti. Condividere una ricetta è al centro delle relazioni e del rapporto con un territorio.
E per dirla come Annie Zaidi << la diversità dobbiamo andare a cercarla dove viene creata>>.
