Vins de femmes di Fabio Gibellino – Vogue Italia
Quella degli ultimi vent’anni è forse la grande vera rivoluzione in bottiglia. Non è una questione di metodi o segreti, ma è la trasformazione della cantina, intesa come sito di creazione del vino, da luogo riservato ai soli uomini a regno matriarcale. In passato, giù, in mezzo a tonneaux e barriques, una donna non poteva lavorarci. Oggi invece non è più così. Anzi. In Toscana, regione apripista in questo senso, sono diversi i produttori che hanno una guida femminile, e non solo per una questione di proprietà. La rivoluzione rosa comincia negli anni 90, ma la data che segna l’inizio del calendario moderno è il 14 maggio 2011, quando Graziana Grassini eredita da Giacomo Tachis la posizione di enologo della Tenuta San Guido (Bolgheri). Qui si produce il Sassicaia, uno dei vini più celebrati al mondo, a cui è dedicato l’omonimo volume fotografico con i testi di Marco Fini, in uscita ora (TeNeues). Questa nomi- na è il giusto riconoscimento per una delle prime, se non la prima, professionista del settore: «Ho cominciato nel 1987, dopo lo scandalo del metanolo», precisa. Innamorata del vino nelle sue mille sfaccettature Graziana Grassini in realtà ha iniziato a seguire il Sassicaia già nel 2009. Qui, in terra di Toscana, il Granducato si respira ancora: «Bisogna ricordare che il Sassicaia non è il vino dell’enologo, ma è quello del marchese Incisa della Rocchetta e della Tenuta San Guido. Il mio compito è vigilare affinché il risultato finale sia il frutto di un processo il più naturale possibile». Nulla di strano, in realtà, come spiega Barbara Tamburini, pluripremiata freelance che spazia con disinvoltura dai vini piemontesi a quelli siciliani, dedicando particolare attenzione ai suoi vini toscani: «Le mie decisioni non prescindono mai dalla concertazione, le strategie aziendali vengono concordate con la proprietà, poi a me spetta la scelta tattica per la loro realizzazione. Voglio che il vino trasmetta al consumatore il mio messaggio di qualità insieme all’immagine del territorio e alla filosofia aziendale». Andando più a ovest, su verso Montalcino, dove l’uva sangiovese esprime il suo massimo, Cecilia Leoneschi dal 2003 affianca Massimo Ferragamo a Castiglion del Bosco, cantina famosa per le tre linee di Brunello di Montalcino oltre che per l’eleganza del suo omonimo resort, un antico borgo collinare gestito da Rosewood, e per l’esclusivo golf club. «Quando hai a che fare con il Brunello puoi essere solo partecipe della trasformazione», spiega, <<mentre è lavorando con i blend e Igt che il nostro mestiere diventa più divertente>>. . Soprattutto per una come lei, che è stata arruolata «perché cercavano una figura che avesse voglia di rimboccarsi le maniche e di partire dal niente, visto che non era ancora di una cantina così celebrata». Dunque la sfida rosa è vinta a colpi di rigore e sensibilità. E il maschilismo? Certo all’inizio c’è stato, hanno raccontato le tre superenologhe, più in vigna che in cantina, ma mai esagerato, tanto che il più, come racconta Graziana Grassini, «è stato in Chianti, quando mi dissero: maremmano, che cosa vuoi da noi?».
