Il turismo trascina il PIL

L’aumento del settore servizi grazie al turismo, ma i prossimi mesi rischiano di essere problematici. Ascoltare il cliente sarà sempre più la priorità delle imprese ricettive alberghiere e extralberghiere. 

Siamo i più bravi? Riusciamo a tirare fuori il lato migliore nel momento peggiore? È difficile dirlo, ma certamente la notizia che il PIL del nostro Paese è cresciuto nell’ultimo trimestre (luglio-settembre) dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, è sorprendente! Facciamo ancora una volta meglio della Francia e della Germania, i nostri principali concorrenti europei.
Ma da che cosa è dipesa questa crescita inaspettata del PIL? I dati ISTAT ci dicono che la crescita è dovuta principalmente ad “un aumento marcato dei servizi”, che sono riusciti a compensare il calo di produzione del settore industriale e agricolo. Un altro dato: i servizi ancora una volta sono stati trainati dal turismo, che dal mese di giugno continua a fare il pieno. Bè, una bella risposta per tutti coloro che non considerano il turismo una vera e propria “industria” e una leva economica importante per il nostro Paese.
Quest’autunno, grazie alle favorevoli condizioni atmosferiche e alla voglia degli italiani di “riprendere a vivere” dopo la fase acuta del COVID, stiamo assistendo a una forte ripresa del settore, anche se resta molto al di sotto dell’anno pre-pandemico del 2019.
I mesi successivi rischiano, però, di essere problematici, il caro energia e l’aumento generalizzato dei prezzi potrebbero mettere in ginocchio le imprese turistiche e più in particolare quelle ricettive. E non dimentichiamo che a pagare il maggior onere potrebbero essere le strutture ricettive montane e il relativo indotto.

Tutte le strutture alberghiere e extra-alberghiere italiane dovranno fare i conti con questa emergenza, che rischia di trascinarsi dietro anche le agenzie di viaggio off-line e on-line, che potrebbero perdere, a causa delle mancate prenotazioni, una buona fetta di fatturato.
Ma torniamo alle strutture ricettive. La situazione impone un cambio di direzione: l’aumento generalizzato dei costi di gestione non può essere combattuto riducendo i servizi, perché si rischierebbe di abbassare eccessivamente la qualità degli stessi, con un conseguente calo delle vendite. Il consumatore è ormai abituato a un certo standard qualitativo, difficilmente farà un passo indietro, non accetterà di pagare un prezzo alto per un numero inferiore di servizi o degli stessi servizi del passato, ma di bassa qualità.
La tendenza della domanda globale per i prossimi mesi, molto probabilmente, sarà quella di una riduzione dei pernottamenti, di una ricerca di prezzi più bassi, di servizi sostitutivi rispetto a quelli usufruiti in passato, senza però rinunciare alla qualità.
Creatività, soluzioni digitali, investimenti in impianti energetici potrebbero essere la risposta a una parte del problema.  

A cura di Paolo Matrisciano