MILANO, LA CITTÀ DELL’ENERGIA

di Silvia Togni

Il capoluogo lombardo ha sempre dovuto ‘pagare pegno’ per essere la capitale economica e industriale d’Italia, relegando così a ruolo marginale quello di città d’arte e polo culturale. Eppure Milano vanta una storia millenaria e sprizza energia da tutti i pori; è la città più europea del nostro paese, sempre in movimento e pronta a cambiare al passo coi tempi e con le mode globali e basta passeggiare per le vie del centro per farsi contagiare dalla voglia di fare dei suoi abitanti.
Malgrado le difficoltà, gli appalti truccati e la pesante burocrazia italiana, Milano ce l’ha fatta, vincendo la sua sfida contro tutti i bastian contrari: l’Expo 2015 dal tema eloquente ‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’ ha decretato il successo della città meneghina. A partire dal suo nomignolo, che deriva da Meneghino, una delle più celebri maschere della Commedia dell’Arte italiana tra Sette e Ottocento, intuiamo che Milano ha tanto da dirci e da mostrarci.
Incuriosita dal fatto che Milano sia stata la capitale dell’Impero Romano d’Occidente dopo Roma e appena prima di Ravenna, la mia città, e che il santo a cui è dedicata quella che per me -e passatemi il campanilismo- resta la chiesa più bella del mondo, vale a dire la basilica ravennate di San Vitale, fosse milanese, prendo il treno alle 6:28. Anche questo è un segno tangibile del successo dell’Expo 2015: un diretto Ravenna-Milano. Incredibile per chi è abituato a partire da una provincia che ha fatto dell’isolamento il suo segno distintivo!
La stazione centrale si presenta come un bellissimo esempio di architettura liberty e razionalista, uno stile che contagia tutto il vicino ‘quadrilatero del silenzio’ con Palazzo Serbelloni e la bellissima Villa Necchi-Campiglio in via Mozart, così famigliare a qualsiasi romagnolo abituato a vedere le opere del Ventennio a casa propria.
Attraversate le mura medievali a Porta Nuova, sento già ‘odore di antico’ e, da appassionata di etimologie, non posso lasciarmi sfuggire la curiosa leggenda legata all’antico nome di Mediolanum.
Nel 600 a.C. i Galli si insediarono nell’attuale area in cui sorge Milano. Prima di fondare una città, tuttavia, il capo dei Galli Belloveso decise di chiedere aiuto ai sacerdoti che, consultando gli oracoli, sentenziarono che il progetto era realizzabile alla sola condizione che si scegliesse il luogo dove pascolava una scrofa con il dorso per metà coperto di lana. La scrofa semilanuta divenne quindi simbolo della città e tuttora nella Loggia dei Mercanti, lungo la via omonima, la si ritrova incastonata sotto forma di bassorilievo marmoreo. Si tratta, dunque, di una città preromana, crocevia di tanti popoli diversi che, attratti dall’ubicazione e dalla fertilità del posto, si sono alternati lasciando ognuno a modo proprio una traccia di sé, proprio come Ravenna. E con la capitale bizantina, Milano condivide anche un altro primato che pochi conoscono: conserva alcuni dei mosaici più antichi d’Italia risalenti al V secolo, perciò coevi alle decorazioni musive del nostro mausoleo di Galla Placidia. Il cosiddetto parco delle basiliche, situato a Sud del centro, infatti, cela una bellissima traditio legis nel sacello di Sant’Aquilino in San Lorenzo e i ritratti di sant’Ambrogio, di san Materno e dei santi Gervasio e Protasio (figli di San Vitale) all’interno del Sacello di San Vittore in ciel d’oro nella basilica di Sant’Ambrogio, patrono della città, nonché considerato uno dei quattro massimi dottori della chiesa cattolica.
Il fatto che Milano sia una delle culle incontrastate del cristianesimo lo rivela anche un’altra curiosità. Una delle feste più antiche di Milano è quella del Tredesin de Marz, che risale alla leggenda secondo cui il 13 marzo del 51 d.C. San Barnaba predicò il vangelo di Cristo in una radura poco fuori città dove era ancora viva la tradizione celtica e alzò la croce sopra una pietra con incise tredici linee a raggiera dove alcuni pagani erano riuniti per un rito. La cosiddetta ‘pietra del Tredesin de Marz’ è ora incastonata nel pavimento della Chiesa di Santa Maria del Paradiso a Milano e si dice sprigioni grande energia.
Se vi è un simbolo della forza e dell’energia di questa città, non può che essere il celebre Duomo che, con i suoi 10.186 metri quadrati di superficie, rappresenta la quinta chiesa per dimensioni al mondo e quarta in Europa. Risale al 1386 e al suo interno, di fronte al Mausoleo Medici, si trova il pezzo più celebre: la statua di San Bartolomeo Scorticato, opera di Marco D’Agrate. Tuttavia, ad un ravennate, non può sfuggire il labrum in porfido rosso che si trova all’inizio della navata sinistra, presso l’entrata, con funzione di fonte battesimale e del tutto simile al sarcofago di Teodorico conservato al piano superiore dell’omonimo mausoleo a Ravenna. In entrambi i casi si tratta di antichi sepolcri riservati a personaggi di rilievo, in ragione del colore purpureo della pietra egizia di cui erano fatti. E se proprio non siete ancora carichi, prima di lasciare la città della ‘Madunina’, fate un salto al Cenacolo vinciano in Santa Maria delle Grazie: l’energia del grande Leonardo vi travolgerà!