Giro d’Italia 2020: ci mancherà l’Italia dei campi di grano, dei papaveri rossi e dei girasoli
“Un filo rosa che unisce l’Italia”. Così Candido
Cannavò, il grande direttore della Gazzetta dello Sport,
un mito del giornalismo sportivo che ci ha lasciati undici anni fa, riassumeva
la sequenza emozionante delle tappe del Giro d’Italia.
E aveva ragione! In quelle tre settimane di pedalate si
mettono in moto passioni, racconti di territori, storie di uomini, le geografie
dei luoghi, le tipicità enogastronomiche locali, il fascino del paesaggio, la
cultura popolare; viene fuori il carattere nazionale che ci tiene uniti
come popolo. Il Giro, giustamente, è stato sospeso; non si sa ancora
se verrà messo in calendario in autunno, visto che a luglio si dovrebbe correre
il Tour de France.
Nel tempo che stiamo vivendo, quest’assenza è per tutti noi,
appassionati o no della corsa a due ruote, un colpo al cuore, una ferita che
non sarà facile rimarginare. Certo, nulla a che vedere con le ferite
inferte da questa maledetta malattia che sta drammaticamente contagiando le
nostre giornate.
Ma è una di quelle cose a cui il nostro popolo deve rinunciare. Ci
stiamo abituando a vivere in modo diverso, stiamo rinunciando alla
piazza, alle chiacchiere di paese, alla partita a carte nei circoli sportivi o
nel dopolavoro; ci è stata tolta la gioia di bere un calice in compagnia, di
ballare le nostre musiche preferite, di ritrovarci davanti a un buon piatto di
cibo con gli amici, sotto una pergola; ci manca la piacevole gita fuori porta
della domenica che rallegra gli animi.
Non ci è permesso neanche di programmare la nostra vita a breve;
sogniamo la partita della squadra del cuore e non ci lasciano neanche lavorare
in qualche caso. Ci manca la libertà!
Quella lunga fila colorata di biciclette che per 20 giorni percorre le
strade più belle, alcune insolite e suggestive, della Penisola, attraversando
borghi di pietra, colline di fiori e di grano e antichi poderi di campagna,
strapiombi su acque meravigliosamente azzurre, arrampicandosi sino a vette
ancora innevate, tra castelli e greggi al pascolo, quest’anno non ci sarà,
almeno in questa stagione del risveglio, della fioritura.
Il Giro è sempre stato nostro compagno di vita in primavera, regalandoci la scoperta del Paesaggio italiano, il sapore della Bellezza dei luoghi, in alcuni casi ancora selvaggi, anche di quell’Italia nascosta, comunque meravigliosa ed affascinante.

Vi dico solo che mia sorella, che di primavere ne ha trascorso un bel po’, qualche settimana fa, in tempi non sospetti, sì mia sorella che sa a mala pena che la bici è formata da 2 ruote, un manubrio, una sella e 2 pedali, mi chiedeva se ero pronto a vedere la Milano – Sanremo e poi “prepariamoci al Giro, manca poco…!!!”. Un’attesa che dura un tempo lungo anche per una che vede quelle tappe in Tv solo per ammirare il paesaggio!
Ho voglia di vedere i tifosi, accalcati a bordo strada, sentirsi protagonisti anche per un solo secondo, per essere rimasti accanto al campione che sfila: applausi, le foto di corsa, l’abbraccio col vicino per esserci riusciti… e rientrare a casa felici. Una grande festa collettiva che coinvolge genitori e bambini, nonni e mamme sorridenti, tifosi casuali, ma simbolo dello stare insieme alla gioia.
Ho voglia di soffrire, soffrire assieme a loro, i corridori, nella salita più difficile, nell’essere soli al comando o in coda al gruppo, consapevoli che sarà ancora dura e, caparbi, vogliono tagliare il traguardo anche con un’ora di ritardo. Ho voglia di percepire la loro fatica e di vedere il loro sudore.
Ho voglia di vedere l’Etna sopra un mare di nuvole, che sorveglia, incantato, il mare di Polifemo; le mandrie di cavalli liberi e bovini maremmani al pascolo, alla foce dell’Ombrone; quel paesaggio di colline straordinarie disegnato dai contadini delle Langhe, accarezzate dal “Marin” ligure; quelle terre di pianura, oggi funestate, dell’Emilia, della Lombardia e del Veneto, dove campi, filari di pioppi e di gelsi invitano i fiumi ad attraversarli, tra boschi attenti, come in un quadro impressionista.

Ho una voglia matta di ammirare, attraversate dalla fatica dei corridori, le colline profumate del Prosecco, dove crescono, felici, acini di passione; le case bianche del Gargano illuminate dalla viva luce del Sud; i panorami contadini dei “tratturi” molisani, le antiche strade della transumanza, custodi di atmosfere selvagge di un tempo passato; le forti pendenze delle Dolomiti, una bellezza intatta che il Giro ci offre tutti gli anni, piene di fascino e di storia; gli antichi casali in pietra, testimoni di fatiche passate, diventati agriturismo e attorniati da ulivi e cipressi, dove ogni camera ha il nome di un fiore.
Quest’anno dobbiamo rinunciare a quest’incontro consueto e meraviglioso con la Bellezza del nostro Paese. Quell’Italia dei campi di grano, dei papaveri rossi e dei girasoli ci mancherà … e ci aiuterà a piangere!
di Andrea Di Bella
