Maremma seducente: dove la Natura fa battere il cuore

Un tempo terra di paludi e desolate solitudini, oggi campi di grano, colline di ulivi, cipressi allineati, profumo di pinete e filari pregiati di vigneti, ma anche fiumi, lagune, uccelli migratori e cavalli in libertà, gli ultimi butteri, instancabili “marcano…”. Colline punteggiate da torri e da castelli, borghi antichi e suggestivi, spiagge deserte e silenziose, ruvide alture sorvegliano i piaceri della buona tavola. Un lungo e forzato isolamento, fino alle bonifiche dei Lorena, attesta l’integrità della natura maremmana.

Lo sguardo del visitatore osserva un territorio equilibrato e armonioso, in cui la natura e l’opera dell’uomo convivono in perfetta simbiosi. Passato e presente, ambiente e cultura si fondono, qui, creando un’atmosfera di luci, di colori e di paesaggio davvero singolari. Qui l’uomo non ha tentato di sovvertire l’ordine trovato, ma vi si è adeguato e lo ha utilizzato a proprio vantaggio.

La prima volta che  mi apparve Pitigliano dietro quella curva, il cuore cominciò a battere di più, non mi rendevo conto se stessi osservando un paesaggio reale o sognato chissà quando, una gioia improvvisa, inaspettata e infinita, che, però, mi dava serenità e speranza: “esiste ancora la bellezza, non è andata distrutta, e ti viene restituita se la vai a cercare, comunque”.

E in Maremma la bellezza esiste e ti appartiene. Quelle case dello stesso colore della roccia, addossate quasi per caso le une alle altre, affacciate sul ciglio del tufo diventano scenografia di grande effetto, soprattutto se illuminate dal tramonto. In quel tufo gli Etruschi hanno scavato le loro necropoli, le tombe a colombaio e le vie cave. Qui dal Medioevo all’età barocca sono stati costruiti paesi per sfuggire alle incursioni dei pirati. A Pitigliano, in un paesaggio solitario di macchie e di vigneti, bisogna addentrarsi negli ambienti sotterranei del vecchio quartiere ebraico, per cogliere lo spirito del luogo abitato da tempo immemorabile.

Non lasciate lo splendido borgo medievale senza aver fatto visita al grandioso Palazzo-Fortezza dei Conti Orsini da cui si dominano le imponenti arcate Medicee dell’Acquedotto. E alla base dei grandi archi si può percorrere la Via dei Lavatoi da cui si domina un paesaggio mozzafiato. Si risale dalla Porta di Sovana, una delle più antiche entrate al borgo.

A qualche chilometro da qui, dall’alto di un’altra rupe di tufo, dominano le mura di Sorano, l’ennesimo franoso presepe toscano dove l’orologio pare essersi fermato. Un dedalo di vicoli, cortili, scalinate, logge e cantine scavate nel tufo, portali bugnati e… silenzio. Arrampicatevi fino al Masso Leopoldino, la primitiva fortificazione del borgo, e sostate sotto la Torre dell’Orologio: davanti a voi va in scena lo spettacolo meraviglioso della Natura.

Un altro sito di grande rilevanza  archeologica, storica, naturalistica è Sovana. Isolata su un rilievo selvaggio, il piccolo borgo mantiene una regalità austera. Qui è difficile dire se siano i ricordi etruschi o quelli medievali a prevalere. Se la presenza etrusca è testimoniata principalmente dalla necropoli, il fascino del centro storico è, invece, tutto medievale. Non fatevi rapire dalla suggestione del luogo, andate a visitare il Palazzo dell’Archivio del ‘200, con campanile a vela e Torre dell’Orologio; il Palazzo Pretorio ; accanto ecco la Loggia del Capitano, una profonda arcata decorata da uno scudo marmoreo con l’emblema dei Medici. Palazzo Bourbon del Monte, del ‘500, con la facciata rustica impreziosita dalle raffinate modanature del portico e dalle lineari finestre rinascimentali. E, infine, il monumento più prezioso, la Cattedrale di San Pietro, del IX secolo, isolata sulla rupe a guardare il passato, la necropoli etrusca. Se si lasciano le solitarie meraviglie architettoniche della terra del tufo e si scende verso la costa, il paesaggio alterna vigne a uliveti, che guardano piccoli borghi fortificati sulla sommità dei poggi e castelli.

Ecco Magliano, cinto da possenti mura che guardano il mare, Scansano, medievale, patria del Morellino, Capalbio, una manciata di case in pietra avvolta da mura e guardata a vista da una torre millenaria, appoggiata su un cocuzzolo e sospesa su lontane spiagge, lunghe deserte e selvagge. Oltrepassi Porta Senese e ti ritrovi tra vicoli tortuosi, piazzette bordate di fiori. La Torre aldobrandesca è lì a due passi per assicura un panorama grandioso sulla costa e l’entroterra.

Se decidi di assaporare la salsedine di questo Paradiso,  prosegui verso il mare, tra immense distese di verde, di pascoli solitari, e qua e là qualche fattoria. È un paesaggio seducente che ti avvolge, ti coccola, ti accarezza, una delle coste più affascinanti del Mediterraneo. E vai a scoprire il Parco Naturale della Maremma, o Parco dell’Uccellina, un rincorrersi di zone umide, fasce costiere, dune, pinete, monti ricoperti dagli odori della macchia mediterranea. Un mosaico di natura quasi surreale: qui coesistono la foce dell’Ombrone e la Palude della Trappola, salmastra e bonificata, regno delle mucche maremmane, dei cavalli e dei butteri. Qui si alternano lunghe spiagge intercalate da ripide falesie.

Poco più a sud la sagoma dell’Argentario che, con le sue alture boscose, cale, approdi e borghi vivaci come Porto Ercole e Porto Santo Stefano, sorveglia la Laguna di Orbetello, pittoresca e colorata; un susseguirsi di case basse protette dai due meravigliosi Tomboli sabbiosi della Feniglia e di Gianella. Un incanto che se alzi lo sguardo ti porta al Giglio, una delle sette perle dell’Arcipelago Toscano… per continuare il viaggio in Paradiso.

In questo Paradiso, infatti, le Guide accompagnano i visitatori in un viaggio che non è solo esteriore ma anche interiore: riscoprire profumi, sapori, suoni, che si credevano perduti, è un’esperienza impagabile.

di Andrea Di Bella da “Appunti di viaggio

Per le vostre visite scegliete la Guida Turistica che fa per voi, nella nostra sezione CTGuide – Regione Toscana.