Il turismo musicale un’opportunità per gli operatori del turismo?
Già nel Settecento e nell’Ottocento il nostro paese era meta dei cosiddetti viaggi di formazione per pittori, musicisti e letterati di mezza Europa. Non solo alla Scala di Milano, ma anche nei teatri di Napoli, Palermo, Bologna e Firenze, e in tutte le città legate a memorie musicali come Pesaro, Parma, Busseto e Cremona. Anche se non si trattava di un vero e proprio turismo musicale, di cui all’epoca si aveva poca conoscenza.
<<C’erano i bagarini – come cita il critico musicale Enrico Parola – che in quegli anni guadagnavano non poco vendendo platee e gallerie ai turisti che passeggiavano nei centri cittadini o che si informavano negli alberghi dove alloggiavano sulla possibilità di vedere qualche spettacolo>>.
E invece oggi cosa è cambiato?
Secondo il Primo Rapporto sul Turismo Musicale in Italia e in Veneto, realizzato dalla Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura e finanziato dalla Regione Veneto nell’ambito del progetto “Note in Viaggio. Itinerari formativi esperienziali per valorizzare l’offerta musicale del Veneto”, il turista musicale è giovane, colto, europeo e spesso donna. Un pubblico appassionato che si muove anche per motivi di formazione professionale (giovani musicisti, compositori, insegnanti), ma anche di persone abituate sin da bambini all’ascolto di musica colta e che replicano questa abitudine di consumo anche nel loro viaggiare.
<< I viaggiatori musicali sono autonomi nell’organizzazione dei propri viaggi, si spostano più di frequente con gli amici e sono molto esigenti. I viaggi musicali vengono organizzati in maniera autonoma dall’82% delle persone; solo il 12% si avvale del supporto di un’associazione musicale e il 3,3% e il 2,6% rispettivamente di pacchetti turistici o del supporto di un’agenzia specializzata in viaggi musicali. La destinazione preferita è l’Italia, seguita da Germania, Austria, Francia e Regno Unito. L’Italia come meta è scelta in eguale misura da italiani e da stranieri, a conferma di un buon posizionamento del paese quale meta di viaggi “musicali”. Nello scegliere la meta e il viaggio musicale la principale fonte utilizzata per raccogliere informazioni è senza dubbio il web (72% dei rispondenti al sondaggio), sia per gli italiani che per gli stranieri, a conferma della scelta di organizzare i viaggi in autonomia. Chi viaggia per musica lo fa soprattutto con gli amici (37%), il 20% circa con partner, cui seguono i viaggi in famiglia o da soli. Questa dinamica può essere spiegata facilmente se si considera la musica come una passione, che in quanto tale è collegata alla fruizione con un gruppo che ne condivide il valore, non necessariamente. I viaggiatori musicali possono essere considerati un pubblico esigente: non emerge una componente a cui danno più importanza delle altre, ma sono tutte egualmente considerate di grande importanza : è l’esperienza nel suo complesso che conta>>.
Il turismo musicale è legato anche alle infrastrutture. «Da quando in treno ci si mettono due ore e 6 minuti dalla stazione di Santa Maria Novella a quella di Santa Lucia ho visto sempre più comitive di toscani agli spettacoli pomeridiani>> dichiara il sovrintendente della Fenice Fortunato Ortombina. Da quando raddoppiò le recite d’opera, portandole da 55 a 105 ci furono risultati sorprendenti. <<Registrammo un aumento esponenziale degli spettatori stranieri, che erano arrivati a superare quelli italiani. Quando le recite d’opera sono ulteriormente salite, arrivando a 150 sono cresciute le presenze degli italiani: probabilmente la vista di un pubblico così variegato ha giovato all’immagine del teatro preso il pubblico locale che, colpito e incuriosito, ha ricominciato a frequentarlo».
La ricerca evidenzia quanto l’offerta musicale – intesa prevalentemente come rassegne di musica classica e operistica, e luoghi simbolo della cultura musicale – sia anche un attrattore complementare per turisti con motivazioni di viaggio diverse come il turismo enogastronomico, il city tourism o il turismo culturale e creativo in senso ampio. Un pubblico più variegato, quindi non solo gli amanti della musica, arriva per assistere a opere liriche e a concerti nei più bei teatri italiani, ai festival musicali, per visitare i luoghi di Verdi, Puccini, Rossini, Donizetti e i laboratori dei liutai, coniugando in molti casi anche un’esperienza culturale più allargata del territorio: musei, borghi, ville, botteghe artigiane e molto altro.

<<Molti territori italiani e veneti, anche quelli più decentrati rispetto ai grandi flussi del turismo, vantano eventi e attività musicali di grande richiamo, spesso inseriti in contesti di interesse storico-artistico che ne amplificano il potenziale attrattivo in vista di un turismo diffuso, meno stagionale e di qualità. Tale offerta principale copre diverse stagioni dell’anno – grazie anche alla programmazione dei teatri e delle fondazioni liriche – e diverse tipologie musicali, in particolare lirica e corale, concertistica e jazz. A questa offerta si aggiunge quella dei luoghi della musica: teatri storici, chiese, ville, cimiteri monumentali, case museo legate a specifici periodi storici o a particolari personaggi, atelier artigianali di produzione degli strumenti, festival e fiere dedicate agli strumenti e molto altro>>. Ma, nonostante si tratti di risorse preziose, spesso non trovano un adeguato riconoscimento turistico anche a causa di un’offerta non specificamente organizzata in prodotti turistici.
Allora cosa bisognerebbe fare?
Innanzitutto potenziare la collaborazione tra i soggetti organizzatori e gli operatori del turismo – agenzie incoming e tour operator in primis, ma anche alberghi e altre imprese ricettive presenti sul territorio – e consolidare le collaborazioni con gli enti di promozione territoriale.
