Come cambia l’uso del digitale per il mondo dei viaggi. Il caso eDreams Odigeo

È ormai accertato che il digitale è in continua evoluzione. È diventato uno strumento efficace per comprendere in anticipo il tipo di vacanza cercata dal cliente. Un esempio significativo è quello di eDreams Odigeo, l’agenzia viaggi online, che identifica gli impulsi emotivi che stanno dietro ai comportamenti e alle decisioni delle persone  quando viaggiano. L’azienda utilizza sistemi di deep learning ( una tecnica di apprendimento automatico) per presentare ai propri clienti offerte personalizzate.
I dati utilizzati per nutrire l’algoritmo e far girare l’intelligenza artificiale, arrivano sostanzialmente da due fonti, oltre ai comportamenti dei clienti sulla piattaforma.

La ricerca The Meaningful Journey
La prima riguarda la ricerca, condotta all’interno del progetto The Meaningful Journey   per conto eDreams Odigeo,  con lo scopo di  individuare le principali motivazioni, che spingono gli europei a partire e, a un livello più profondo, rivelare le emozioni provate dalle persone nelle varie fasi del viaggio:  dall’ispirazione al ritorno a casa. Non è fantascienza, ma un’esigenza strategica per un’ impresa con 18,5 milioni di clienti, su scala mondiale.   Grazie all’analisi algoritmica dei dati aggregati, il suo sistema arriva a sfornare più di 8 miliardi di previsioni giornaliere, anticipando i risultati di ricerca fino all’88%. A volte arrivando a offrire risultati alternativi anche prima che un cliente abbia effettuato la ricerca.

User Experience Lab
E poi c’è lo Ux Lab. Un laboratorio “che accoglie 1.100 persone ogni quadrimestre”. Persone che vengono coinvolte in due diversi tipi di esperienza. In entrambi i casi indossando dei sensori che monitorano l’attività cerebrale. Nel primo caso viene utilizzato un visore per la realtà virtuale, che mostra loro possibili mete. Ad esempio ci sono Venezia e Parigi. E non mancano i tramonti in riva al mare, i laghi, i boschi e la montagna. Nel secondo, invece, oltre alle immagini scorrono sullo schermo delle parole che definiscono i vari tipi di viaggiatore.
Poi c’è una webcam che monitora il movimento degli occhi, la dilatazione delle pupille e le micro-espressioni facciali. Infine, un sensore sulle dita che misura la traspirazione della pelle.
Tutti i dati raccolti, incrociati con quelli ottenuti dalla ricerca, insegnano all’intelligenza artificiale a capire in anticipo le esigenze dei singoli clienti e a proporre il viaggio che fa per loro.

Qual è lo scopo?
Ovviamente fornire servizi e prodotti sempre più personalizzati, come spiega il ceo Dana Dunne: «La tecnologia è la chiave per comprendere i viaggiatori e, come abbiamo scoperto, è fondamentale guardare non solo a trigger funzionali ma emotivi per comprendere veramente ciò che rende un viaggio significativo per ogni individuo. Conducendo questa ricerca e migliorando la nostra comprensione delle motivazioni dei viaggiatori attraverso l‘intelligenza artificiale e la user experience, possiamo continuare a perfezionare e migliorare la nostra offerta per garantire ai nostri clienti un’esperienza di viaggio veramente personalizzata e che consenta loro di vedere più luoghi nel mondo».