Open Factory Sunday. Una domenica in fabbrica

Un modo interessante e insolito per conoscere e apprezzare territori, attraverso il racconto delle eccellenze dell’industria italiana. Infatti, domenica 25 novembre 2018 saranno le imprese (piccole, medie o multinazionali) testimoni delle radici, della tradizione e della memoria dei territori dove operano.
L’Open Factory Sunday è la prima edizione di un viaggio nel manifatturiero italiano, organizzato da L’Economia del Corriere della Sera e da Italy Post. A questa edizione partecipano 50 aziende, le visite sono previste dalle 15.00 alle 19.00, per iscriversi e per maggiori dettagli basta consultare il sito www.open-factory.it.
Noi abbiamo scelto di presentare tre itinerari cultural-manifatturieri.

1. Perugia–Firenze. Dai<<baci> ai Medici

Nel cuore dell’Italia. In tutti i sensi. Dall’Umbria verso i luoghi del Rinascimento rafforza il senso di quanto sia ricca la nostra industria. Come sanno bene anche le multinazionali, quando entrano in certi business. Prendete il cioccolato e prendete Perugia. Vi verranno in mente subito Perugina, i «Baci», magari la fiction che ha portato in milioni di case la storia di quella Luisa Spagnoli che «il bacio» l’ha inventato (lei, per la verità, l’aveva chiamato «Cazzotto») e rimane il simbolo dell’orgoglio imprenditoriale umbro.
Ha cambiato qualcosa, nell’identità aziendale, il fatto che da trent’anni la proprietà sia della svizzera Nestlé? La risposta può darla direttamente la fabbrica, domenica prossima, con le porte aperte sulla Casa del cioccolato, sul museo, sulla produzione (ambitissima, si suppone, la dimostrazione dei maître chocolatier con conseguente degustazione). Altra provincia, altra regione, altro made in Italy. Raramente si pensa ad Arezzo, quando si parla di lusso e moda. Eppure nel mondo la conoscono più come «città dell’oro» che per le sue bellezze d’arte e di paesaggi. In effetti: la Unoaerre è uno dei leader globali, in campo orafo, e non è difficile capire come lo sia diventata osservando, semplicemente, la collezione raccolta nel museo storico aziendale.
Più o meno dalle stesse tradizioni artigianali, in qualche modo, nasce (nel 1974) la Lem di Levane: è il nickel e non l’oro, l’elemento che «lavora» per gli accessori dei grandi marchi d’alta moda, ma sono suoi gli impianti considerati top per i cosiddetti «trattamenti galvanici». Così come la Cofil — a Montemurlo, Prato — concorrenza cinese — è tra le aziende di riferimento per i filati: il tour, lì, segue il percorso che trasforma la materia prima in «filo» pronto per maglie e tessuti. Dal pratese al Mugello ci sarebbe, in teoria, un pugno di chilometri. L’Appennino li fa diventare una cinquantina, ma Scarperia merita il viaggio: fa parte dei «Borghi più belli d’Italia» e qui, per tornare al Rinascimento, c’è una tenuta che i Medici usavano per la caccia. Ora c’è la sede di Acqua Panna (anche questa del gruppo Nestlé). Salire alle sorgenti sarebbe bellissimo ma complicato, in questa stagione. Open Factory sarà comunque l’occasione per un «viaggio» in una risorsa — l’acqua — che diamo per scontata e tendiamo a sprecare: se ci fermassimo a riflettere, per una volta, su quanto è preziosa per la salute nostra e del pianeta?

2. Novara-Torino,tra ambiente e caffè

A Torino tra le fabbriche che domenica apriranno le loro porte ai territori, per tutti coloro che  abbiano interesse o semplici curiosità per la «cultura del manifatturiero». Possono esserci un paio di tappe di avvicinamento, in questo itinerario piemontese sull’«asse dell’energia»: a Novara l’Eni aprirà il suo Centro Ricerche per le energie rinnovabili e l’ambiente; a Vercelli il gruppo Castagna Univel mostrerà come nasce il packaging del cibo che compriamo al supermercato, per esempio, e come si possa «abbassare» già in fabbrica l’innegabile impatto ambientale degli imballaggi. Dopodiché, però, Piemonte resta pur sempre e innanzitutto sinonimo di automotive.
Fiat Chrysler Automobiles. La rete di piccole e medie industrie della componentistica, che della Grande Fabbrica sono da sempre satelliti. E quel «ramo» del settore che è altrettanto importante dell’auto, sia per il business che movimenta sia per le alte tecnologie che sviluppa, ma di cui si parla molto meno. Camion (anche i «bisonti»), macchine agricole (e messa così pare banale: ma provate a immaginare un mega-trattore, che viaggia su «gomme» alte due metri e che però si guida con un semplicissimo joystick), ruspe, cingolati, eccetera eccetera: il Cnh Industrial Village, alle porte di Torino, è insieme il più grande showroom del gruppo e un museo storico dei veicoli industriali, e fa un effetto insospettato avere a portata di sguardo la velocità dei cambiamenti tecnologici.
C’è un caffè-bar-ristorante, all’interno del Village. Ma siamo a Torino, casa della Lavazza. Che è tra l’altro a pochi minuti dal flagship centre di Cnh, per cui l’Open Factory Sunday può proseguire direttamente lì: il viaggio nel museo aziendale è un viaggio parallelo nella filiera del caffè e nei 120 anni di storia di un’azienda ormai multinazionale eppure sempre orgogliosamente «familiare».

3. Modena-Parma,i motori dell’Emilia

Cè un quadrilatero, al centro della Via Emilia, che ormai tutti chiamano così: la Motor Valley italiana. Non perché lì — tra Bologna, Modena, Parma — ci sia la più alta concentrazione di produzioni automotoristiche (non raggiungerebbe quella di un singolo stabilimento Fca). Ma c’è qualcosa, nel dna di questa terra, che ne fa la capitale della velocità e dei motori estremi. È una capitale «diffusa», nel senso che va oltre i marchi più noti e che Ferrari, Maserati, Lamborghini (o Ducati, per le due ruote) sono certamente il top. Ma non da soli. Giampaolo Dallara, per dire. Il suo nome, nel mondo delle vetture da competizione e/o stradali ad altissime prestazioni, non ha bisogno di biglietti da visita. Poiché questo è un settore in cui i segreti industriali sono a livello Nasa, non c’è azienda che apra al pubblico proprio tutti i reparti (galleria del vento in primis).
La Dallara Automobili non fa eccezione. Ha però appena inaugurato un’Academy. Ospita laboratori dedicati agli studenti e — soprattutto, per gli appassionati — ciascuno dei modelli che hanno segnato la storia dell’azienda da quando, nel 1972, «l’ingegnere» decise di mettersi in proprio: è questo, il programma dell’Open Factory Sunday a Varano de’ Melegari, pochi chilometri da Parma. Prima di «mortadella, ciccioli e lambrusco», perché l’Emilia è anche terra di buona enogastronomia e nella tappa di Modena verrà ovviamente a sua volta celebrata (a fine giornata, però), sarà una Lamborghini Aventador a prendersi la scena. Il palco: quello di Imperial Group, ovvero come diventare un’azienda d’eccellenza grazie a un know how unico (Lamborghini, gruppo Volkswagen, docet) nel processo di verniciatura richiesto dalle supercar. Supercar che non avranno mai (forse) problemi di cybersecurity. È verissimo però che questo — la difesa da hacker che potrebbero prendere di mira un’auto esattamente come fanno con un computer — nell’era digital è uno dei temi in primo piano nell’agenda di qualunque costruttore. Negli uffici modenesi della Vem Sistemi la domenica di Open Factory darà un’idea di cosa significhi e cosa comporti, mettere «in sicurezza» il modo di lavorare, di viaggiare e in definitiva semplicemente di vivere in un mondo sempre più influenzato dalla cosiddetta «quarta dimensione» internettiana. Più ludico, di ritorno su Parma, il passaggio in Davines. Non meno tecnologico, però. Chi pensa che il gruppo produca «solo» shampoo e prodotti per capelli, si ricrederà visitando il laboratorio di Ricerca & Sviluppo, la fabbrica vera e propria, l’orto scientifico. E si farà in parallelo un’idea di cosa voglia dire, nella pratica, «economia sostenibile».

Liberamente tratto da L’Economia-Corriere della Sera