Le imprese turistiche risultano essere
cresciute e diventate più consapevoli dell’importanza dei big data e di
una corretta gestione dei numeri e delle statistiche per fare business e della
necessità del loro utilizzo per la programmazione.
Un convegno su “Imprese e
Turismo”, organizzato da Unioncamere con Regione Piemonte e VisitPiemonte ha presentato uno studio sulle
“macro tendenze del turismo globale”, ha fornito dati e informazioni puntuali
riguardanti il Piemonte, a supporto di strategie e decisioni per le imprese del
settore.
Partendo da un noto aforisma di Marcel Proust “Il vero viaggio di scoperta
non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, si
percepisce come dovrebbe essere un corretto approccio alla definizione e alla
concreta attuazione di politiche per lo sviluppo e la competitività turistica
di un Paese.
Spesso, infatti, le strategie e le azioni programmatiche
messe in campo dai diversi attori della filiera turistica italiana (Pubblica
Amministrazione, Associazioni di categoria, Imprese etc.) hanno privilegiato il
raggiungimento di obiettivi di breve termine, in luogo di una “vision” di più
ampio respiro nel tempo (“avere nuovi occhi”), che tenesse giustamente conto
dei grandi cambiamenti in atto nel panorama turistico internazionale.
Bisogna
valutare il posizionamento competitivo del turismo del nostro Paese e
l’efficacia delle politiche adottate, nell’ambito di una logica molto più ampia.
Rimanendo
in tema, il Centro Congressi della Camera di commercio di Torino, ha ospitato
venerdì 19 luglio 2019 un interessante e partecipato convegno su “Imprese
e Turismo”, organizzato da Unioncamere con Regione Piemonte e
VisitPiemonte. Un convegno che, partendo dai dati di macro tendenza del
turismo globale, ha fornito dati e informazioni puntuali riguardanti il
Piemonte, a supporto di strategie e decisioni per le imprese del settore.
Dopo
i saluti di Paolo Bertolino, Segretario Generale di Unioncamere Piemonte, Paola
Borrione della Fondazione Santagata ha presentato uno studio sulle “macro
tendenze del turismo globale”.
Il turismo già da diversi anni sta godendo di un
grande sviluppo a livello mondiale, con enormi implicazioni sul piano sociale,
economico e culturale, che ha superato, negli ultimi anni, le più rosee
aspettative e che, sempre secondo le previsioni dell’UNWTO, World Tourism
Organization, è destinato a perdurare nel tempo.
Basti pensare che nel 1950 i turisti internazionali
erano poco più di 25milioni e che nel 2013 i viaggiatori internazionali
hanno superato per la prima volta il miliardo di unità (+60% sul 2000),
sostenendo una spesa di oltre 1.159 miliardi di dollari. Si stima che da qui al
2030 il turismo internazionale crescerà ulteriormente, fino a raggiungere 1,8
miliardi di viaggiatori in tutto il Mondo (+80% sul 2013). E il ciclo espansivo
proseguirà…
Contestualmente alle previsioni sul mercato globale,
UNWTO stima quella che potrebbe essere la futura composizione dei flussi
turistici internazionali per Continente: la percentuale di viaggiatori
internazionali con destinazione Asia-Pacifico dovrebbe, infatti, salire al 30%
nel 2030 (+7% rispetto al 2013), a fronte di un calo della quota di mercato
dell’Europa (dal 57% al 41%) e di una sostanziale stabilità della percentuale
di flussi internazionali con destinazione America (14-15%), Africa (5-7%),
Medio Oriente (5-8%).
L’affermazione dell’Asia nel panorama turistico
internazionale trova ulteriore conferma nelle classifiche UNWTO per paese di
destinazione e spesa (inbound e outgoing). Tra i “big spender”
del turismo internazionale si segnala l’avanzata di Russia, Canada, Australia e
Brasile, a discapito dei paesi dell’Europa centrale, Italia in testa (dalla 6°
alla 9° posizione nel ranking).
Complessivamente, l’Italia sta, quindi, perdendo
posizioni nel ranking del turismo internazionale (sia in termini di flussi che
di spesa), complice soprattutto l’avanzata della Cina e, più in generale,
dell’intero continente asiatico (a discapito delle classiche mete europee).
Tuttavia è importante sottolineare come in termini
assoluti il turismo inbound nazionale stia registrando da diversi anni un trend
positivo, certificato, tra gli altri, dall’Indagine sul Turismo Internazionale
della Banca d’Italia. Secondo tale indagine, il numero di viaggiatori stranieri
in arrivo in Italia è cresciuto di 4,6 milioni di unità negli ultimi 5 anni
(toccando quota 77 milioni nel 2013, +6% sul 2009) con un giro d’affari stimato
in 33 miliardi di euro (contro i 28 del 2009). La stessa rilevazione rileva la
persistenza di talune criticità in merito alla composizione dei flussi inbound,
con specifico riferimento a provenienza, stagionalità, destinazione e
permanenza degli stranieri.
La perdita di competitività a livello internazionale
da un lato e la persistenza di criticità del mercato interno dall’altro
suonano, però, come campanelli d’allarme rispetto ai quali si rende necessaria
l’adozione di interventi (strutturali, organici e di efficienza) che valorizzino
le potenzialità turistiche inespresse del nostro Paese.
L’Italia ha tutte le carte in regola per affermare la
propria leadership internazionale sia per la capacità di attrazione turistica
riconosciuta, sia per la capacità di sviluppare le “potenzialità inespresse”.
I margini di miglioramento, in questa direzione, sono notevoli.
Per fare business, le imprese turistiche hanno bisogno
di dati sempre più aggiornati e immediatamente disponibili, per individuare con
maggiore tempestività i propri sentieri di crescita.
Le imprese turistiche risultano essere
cresciute e diventate più consapevoli dell’importanza dei big data e di
una corretta gestione dei numeri e delle statistiche per fare business e della
necessità del loro utilizzo per la programmazione.
Sarah Bovini, responsabile Ufficio Studi e Statistica
Unioncamere Piemonte e Cristina Bergonzo dell’Osservatorio Turistico Regionale
VisitPiemonte hanno presentato, in tal senso, approfondite relazioni su dati e
informazioni a supporto di strategie e decisioni, riguardanti il
Piemonte.
Una fotografia a tinte chiaroscure per la nostra
regione, che ci restituisce, nel 2018, un turismo in crescita ma meno della
media nazionale, con oltre 46mila imprese (10% del totale regionale e 153mila
addetti (11% sul totale regionale). La regione è al 7° posto sia per numero di
imprese sia per addetti impiegati nel settore. Tra il 2015 e il 2018 le
attività di alloggio e ristorazione (+3%) e le restanti legate ai servizi
turistici (+5%) crescono ma al di sotto della media nazionale. (Fonte: Isnart
su dati Infocamere)
L’attrattività turistica del Piemonte sembra ancora
insufficiente rispetto alle ambizioni e alle potenzialità (35 addetti per mille
abitanti, su una media nazionale di 41 e un tasso di turisticità che pone la
regione terzultima in Italia). La redditività dell’attività turistica risulta
ancora insoddisfacente (decisamente più bassa a confronto delle principali
regioni turistiche nazionali e una spesa media giornaliera pro capite). Si
rilevano differenze non trascurabili, in alcuni casi, tra le caratteristiche
descritte dagli operatori e le motivazioni di scelta del Piemonte come meta
turistica (Rappresentatività del territorio, proposte enogastronomiche di
pregio, percorsi naturalistici/sportivi). L’esperienza piemontese viene
valutata positivamente dai turisti (chi è stato in Piemonte consiglia gli amici
a venire). L’attività di comunicazione e promozione risulta fortemente carente
nell’utilizzo dei moderni strumenti digitali (social network e recensioni
on line).
Analizzando i dati puntuali, se da un lato, negli
ultimi vent’anni, il valore aggiunto prodotto dal comparto turistico è più che
raddoppiato a livello nazionale, in Piemonte è cresciuto ma in misura minore
(Foto di Andrea Di Bella). Il turismo pesa il 2,3% del valore aggiunto totale
piemontese mentre in Italia il peso del settore è pari al 3,2%. La produttività
del lavoro nel turismo piemontese è di poco inferiore alla media nazionale e
ancora decisamente più bassa rispetto a quella delle principali regioni turistiche.
Il tasso di turisticità vede il Piemonte al terzultimo posto nella graduatoria
nazionale, davanti a Sicilia e Molise. (Fonte Unioncamere Piemonte su dati
ISTAT).
Inoltre, si rileva che tra i principali canali di
comunicazione è il passaparola (53%) e l’esperienza personale (28%),
mentre Internet è al 20%, contro il 40% nazionale, dato quest’ultimo che deve
far riflettere, in una società digitale come quella attuale. Analizzando più a
fondo il web si evidenzia la carenza dei social network (1,9% contro quasi il
40% nazionale).
Principali motivazioni di vacanza risultano il
patrimonio storico artistico e gli interessi enogastronomici, superiori questi
alla media nazionale. La spesa media pro capite per la vacanza è sensibilmente
inferiore alla media del Paese, grazie alla centralità geografica, alla
facilità di accesso e forse anche per una maggiore incidenza del turismo di
gruppo. Le principali voci di spesa, al netto dell’alloggio, risultano gli
acquisti di beni alimentari e prodotti tipici dell’enogastronomia e
dell’artigianato locali.
In
estrema sintesi, si può affermare che, nell’immediato, le vie per aumentare
l’attrattività turistica del Piemonte e la redditività economica del settore
potrebbero essere:
– maggiori investimenti in una comunicazione più efficiente e maggiormente
proiettata sugli strumenti digitali;
– un maggiore sforzo di coordinamento tra i vari operatori e distretti
turistici per allungare i tempi di permanenza e aumentare la quantità di spesa
per turista.
Flavia Coccia, dell’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche ha quindi
introdotto e moderato una vivace tavola rotonda su Innovazione›Imprese›Turismo
cui hanno preso parte Donatella Mosso di Torino Wireless, Giancarlo Banchieri
di Confesercenti Piemonte, Davide Padroni di CNA Piemonte, Fulvio Avataneo
dell’Associazione Italiana Agenti di Viaggio, Federico De Giuli di
Confindustria Piemonte e Marco Gossa di Confcommercio Piemonte.
Il convegno si è chiuso con l’intervento di Luisa Piazza, direttore generale di
VisitPiemonte, che ha sottolineato la necessità di rafforzare la collaborazione
tra imprese e istituzioni, puntare sulla sostenibilità ambientale e degli
equilibri locali, utilizzare al meglio dati e indicatori di performance.
Andrea Di Bella – da LangheRoeromonferrato.net