Quando il riciclo diventa lavoro: la storia di Giulia e Sergio
Tenere? Regalare? Gettare? Conservare? Interrogativi che negli ultimi tempi si ripetono e si sentono più di frequente. Domande che non riguardano solo la sfera personale ma si estendono anche alle imprese. Oggi è d’obbligo sostenere la “green revolution”, che sta coinvolgendo quasi tutti i settori produttivi.
Un modo per cavalcare l’onda eco, bio, organico, verde? Un’altra trovata del marketing per vendere? Oppure, un nuovo modo di concepire lo sviluppo economico, secondo un’ottica nuova di benessere, che passa dall’etica e da una maggiore responsabilità sociale delle imprese? Può essere un obiettivo delle aziende una produzione sostenibile?
Oggi, probabilmente si, infatti molte imprese di diversi settori merceologici hanno recepito che non si tratta più di pura ideologia, ma opportunità di business.
Qualche dato. In base all’ultimo report di GreenItaly (2018) sono 345 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi che hanno investito nel periodo 2014-2017 in prodotti e tecnologie green. In pratica il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. Nel 2018 209 mila aziende hanno investito sulla sostenibilità e l’efficienza, con una quota sul totale (15,9%) che ha superato di 1,6 punti percentuali i livelli del 2011 (14,3%).
Incentivare il risparmio, oppure il riuso di oggetti è una buona pratica che permette di veicolare dal basso un nuovo modo di concepire lo sviluppo economico. Risparmiare energia, denaro, cose, o riutilizzare, con le dovute trasformazioni, oggetti vecchi e usati ha un significato non solo etico, ma fortemente economico, perché significa risparmiare risorse.
E vanno in questa direzione Giulia e Sergio di Riciclo Design. Il loro claim “eco arredamento nuovo con una storia”. Due giovani che hanno dato vita ad un progetto che si sviluppa, per lo più, attorno alle creazioni di Sergio, un fabbro che con le mani crea innumerevoli oggetti. Lavorazioni artigianali che prendono vita da materiali classici come il ferro, il legno, l’acciaio, e altri moderni come le materie plastiche. Spesso realizzati con materiali di scarto o di riuso, ma non per questo meno belli o di minore qualità.

Come nasce l’idea?
<<Quando io e Sergio – racconta Giulia – abbiamo preso casa, la Casa delle Ortensie, abbiamo cercato di rendere gli spazi il più possibile vicini a noi e al nostro stile di vita. Al bando dunque la moda, ma piuttosto la semplicità della funzionalità degli ambienti. Materiali di qualità e i mobili ridotti all’essenziale per lasciare spazio libero agli abitanti>>.
Sergio ha creato dalle putrelle che tengono su i muri portanti di casa fino alla libreria, il centro del loro spazio living con al centro i libri.
La Casa delle Ortensie l’hanno pensata un tassello alla volta, un ambiente dopo l’altro, perché gli assomigliasse ed è per questo un divenire continuo. Lo considerano il loro rifugio. Un luogo dove poter ricaricare le batterie e potersi rilassare, dedicandosi alla lettura, al disegno, alla musica, ai passatempi che gli piacciono, godendosi un po’ di ozio.
<< Il riuso e lo scarto – affermano – perché ci piace pensare di ridurre lo spreco e impegnarci, almeno un poco, a salvaguardare il nostro bellissimo pianeta>>.
Riciclo Design è una giovane impresa che si basa sui principi dell’Economia Circolare, un modello economico rigenerativo, perché i prodotti sono disegnati, concepiti e progettati per essere di lunga durata e facilmente riutilizzabili, rigenerati e rifabbricati.

E oltre all’aspetto etico c’è anche quello economico da non trascurare, perché << Le imprese che investono green diventano più competitive>>, è quanto sostiene Ermete Realacci, <<il nostro Paese ha riscoperto antiche tradizioni, quella del riciclo e dell’uso efficiente delle risorse, e ha riscoperto un modello produttivo che grazie all’innovazione, alla ricerca e alla tecnologia ne rafforza l’identità e ne enfatizza i punti di forza. Un modello produttivo e sociale che offre al Paese la possibilità di avere un rilevante ruolo internazionale: già oggi l’Italia è una superpotenza nell’economia circolare>>.
